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Lui chi è
Carlo Pistarino ha avuto la gentilezza di invitarmi il 9 e 10 novembre 2007 al Teatro Smeraldo di Milano a vedere lo spettacolo “Faccio del mio meglio”. Dopo avermi mostrato le quinte (pubblicato nel blog : Nelle quinte del Teatro Smeraldo) la nostra discussione ha continuato nel suo camerino. Vi consegno le mie impressioni su quest’incontro a lungo sognato.
Ciò che è impressionante da parte di Carlo, è la sua semplicità. Come un'amica che viene a visitalo, mi sono installata molto naturalmente nel suo camerino, una sedia di fronte a lui, ancora tutta commossa di entrare così “nell'intimità” dell'artista. Venivo dalle quinte scure, e la chiarezza delle luci che circondano gli specchi faceva una transizione. Ero in questo luogo un pò misterioso, in cui l'uomo che viene dalla strada andava vestire “la pelle”del suo personaggio e diventare l'artista che si prepara a entrare su scena. Non ci può impedirsi di pensare a tutti gli attori che si sono guardati in questi specchi, alla loro concentrazione, alla loro angoscia. Carlo andava a spiegarmi che effettivamente ogni teatro ha un'atmosfera che gli è proprio. È quasi palpabile. E l'emozione è stata grande per lui entrare ad esempio nei camerini del Teatro Sistina a Roma. Come non pensare ai grandi nomi che erano a questo posto.
40.000 domande giravano nella mia testa, ma il mio italiano incerto mi impediva di iniziare. Il più semplicemente del mondo, Carlo ha allora iniziato la conversazione. Che erano le mie prime impressioni, le mie interrogazioni, e delicatamente, la discussione è cominciata. Al filo delle risposte che dava, sono rimasta colpita dall'attenzione con la quale ascolta. Non si accontenta di rispondere, espone il suo punto di vista, poi ti chiede il tuo parere. È allora pensoso, la macchina è in marcia, sta pensando a qualcosa, ed un'altra discussione si collega. Il dialogo è di una ricchezza infinita. Durante la nostra conversazione, i vari membri della truppa venivano a visitarlo e lo vedevo ogni volta secondo la loro discussione avere un'idea, proporrla, parlarne con loro. È importante per lui lavorare in gruppo, con un buono atmosfera. Quando le persone sono di fiducia, e condividono così gli stessi obiettivi, cioè dare il migliore spettacolo al pubblico, gli scambi sono avvincenti e proficui. Gli piace creare una complicità, e vederlo discutere con ad esempio questo giovane autore Pierluigi Montebelli emettendogli tutti i consigli possibili dimostra quanto gli piace fare approfittare gli altri della sua esperienza ricca pur restando di una grande semplicità. Lo scopo principale è di dare il meglio, l’ego non ha posto.
Carlo mi diceva del resto che “autore non è per me un lavoro, lo faccio per divertimento”. Non arriva a comprendere gli artisti che dichiarano essere esauriti da queste fasi di creazione. “Quello che si alza a 5:00 della mattina per andare lavorare in fabbrica ha il diritto di dire che è stanco, ma noi certamente no, che abbiamo la felicità e la possibilità di esercitare la nostra passione. È un piacere ed il nostro solo desiderio è di trasmettere al pubblico questa gioia”.
Carlo è un autore che si definisce volentieri come “un artista istintivo”. Ad ogni situazione inventa, imbellisce, decora di piccole cose da niente che daranno una tonalità diversa. “È utile mettere varianti, cambiare leggermente le battute senza ovviamente tuttavia stravolgere il senso del pezzo”. Lo scopo ricercato è di migliorare ancora la scena, decorandola con tocchi di colore del momento, una nuova “sfumatura” che darà così il modo al suo partner di rimbalzare sulle battute e permettergli di esprimere il meglio di sé, “fare suonare al meglio lo strumento”.
Quando gli chiedevo se riprendesse frasi che aveva conservato dei suoi vecchi sketches, sono stata molto sorpresa apprendere che non lo faceva mai. Per lui ogni cosa é stata scritta per un momento preciso, riprenderla in seguito per un altro spettacolo ad esempio non avrebbe senso. A differenza di alcuni autori che scrivono “a richiesta” su un'argomento, senza tenere conto dell'attore o della situazione secondo la quale la scena sarà interpretata, e di cui il testo se è rifiutato potrà essere dato ad un altro artista, Carlo scrive “su misura”, assicura in più “l'assistenza tecnica” per recitarlo e modifica ancora e sempre secondo le situazioni. Improvvisare è un dono naturale per lui, e gli sembra dunque logico lavorare così.
Eravamo al teatro, come non parlare dei suoi ruoli nel Borghese Gentiluomo! Era stato molto sorpreso quando Gianpiero Solari gli aveva proposto questi personaggi. Pistarino nei panni del maestro di filosofia! Ne sarebbe capace? L'esperienza è stata per lui splendido e si è scoperto un grande interesse per questo teatro detto classico che lo attira enormemente. È curioso scoprire nuove sensazioni in quest'ultimo è legge dunque con entusiasmi questi vecchi repertori. Abbiamo quasi simultaneamente pensato ad esempio a personaggi di Feydeau, ciò mi sembrava ovvio! La sua attrazione per questo teatro più “vecchio” lo sorprende e cerca ancora di sapere perché. Ma tutto sommato, un grande capocuoco rilegge sempre le vecchie ricette per crearne nuove. È la base, l’essenza. I ruoli del Maestro di filosofia e del Grande Mufti nel Borghese Gentiluomo sono stati molto ricchi. Un grande rammarico, che nessun dvd sia stato registrato di quest’opera. “Se dobbiamo riprenderla un giorno, so che non reciterei come a quell’epoca. Sarebbe diverso”. Ha vissuto altri ruoli, e quest’esperienza cambia inevitabilmente ed impercettibilmente il modo di recitare. E tuttavia il testo sarebbe lo stesso. Ma la sua sottigliezza nell'interpretazione è là. Ed effettivamente quando si osserva attentamente il proprio modo di recitare, la ricercatezza e l’acutezza è grande.
Autore certo, ma anche attore, adora sorprendere il pubblico rompendo il tempo sapientemente realizzato su una scena da un'esplosione all’improvviso. Così per la sua interpretazione del Sommelier, mi spiegava che cominciava da parlare con questa voce calma, serena, teatrale e così il suo personaggio poteva essere credibile. Poi di slancio, una pazzia che fa che il suo interlocutore si chiede se questo sommelier lo è realmente o se è completamente pazzo! L'effetto comico è là. Questo dubbio persistente è la base del suo lavoro per il personaggio. Ed occorre dire che il risultato è superbo.
Ardevo dalla voglia di chiedere un’ ultima domanda: “hai scritto opere teatrali dal 1992 al 2002 con Zuzzuro e Gaspare ad esempio, perché non hai proseguito a lavorare per il teatro?”. Con un piccolo sorriso, mi rispose delicatamente che ha forse lasciato da parte alcune possibilità ma non si rammarica affatto delle sue scelte. Il suo status d'artista non deve mai interferire con la sua vita di famiglia. Ha valori primordiali che tiene a conservare e dedicarsi ai suoi ne fa parte per primo.
Il tempo aveva filato ad una velocità incredibile. Avrei ascoltato Carlo ancora ore. Ma l'inizio dello spettacolo si avvicinava. Mi ritiravo dunque per lasciarlo concentrarsi e cambiarsi. Andavo raggiungere il mio posto dietro il sipario.
Marie-Lise