Ho avuto la fortuna di vedere Carlo due volte sul palco. Vi racconto tutto...
Il Borghese Gentiluomo(Firenze – Teatro della Pergola - Febbraio 2005)
Un riassunto per me dell'attore Pistarino è nel Borghese perchè interpreta due ruoli : il maestro di filosofia, posato e serioso, ma truffatore tutto sommato e maledettamente maligno, ed il Mufti, un personaggio irreale, saltellante, pazzo, l’ho comparato un giorno ad un personaggio di fumetti ! Sono i due aspetti del’attore Carlo, ed il miscuglio dei due ci dà quest'attore, autore unico. Auguro altri ruoli al teatro per lui, perchè sono curiosa, incuriosita di scoprire la sua potenzialità.
Il maestro di filosofia
Atto I, scena 1 - Discussione tra il maestro di musica e quello di danza. Capisco subito che la recitazione sarà diversa ma anche più ricca. Gli attori francesi hanno la fastidiosa tradizione di declamare Moliere su un tono antiquato, calcolato, ben lontano da una qualsiasi realtà, cosa che, a mio gusto, appesantisce parecchio l'opera. Qui invece, il dialogo é vivo, passionale, e mi fa entrare subito nell'intrigo (questi giovani attori, malgrado recitino un repertorio classico, sono d'una freschezza e d'una disinvoltura rimarchevoli). Assaporo il bel messaggio di Moliere sul desiderio dell'artista di creare davanti ad un auditorio che sa apprezzare.
Atto II – Scena 4 : esistono in certi spettacoli delle cosidette scene culto. Quelle che restano impresse, che ameremmo ricordare continuamente. La scena tra Monsieur Jourdain ed il Maestro di Filosofia é una di quelle. E' opportuno che apra una parentesi sulla sua rimarchevole composizione del Maestro di Filosofia. Carlo Pistarino possiede questa incredibile forza comica dell'attitudine. Il viso, impassibile con uno sguardo terribilmente espressivo, e poi il corpo, con i suoi gesti rapidi e nervosi che rimandano l'energia del personaggio. Infine, la sua voce, acuta o grave, che sale e scende per dare ancora più rilievo alla sua recitazione. La scena della dizione delle vocali e delle consonanti rimarrà impressa per sempre nella mia memoria. E' una giostra verbale condotta da due geni della scena, d'una comicità incredibilmente attuale poiché piena d'effetti, di ricerche impressionanti. Un momento forte e magnifico.
Esistono delle "coppie" perfette d'attori che, grazie alla loro complicità permanente, spingono i loro rispettivi talenti al massimo. E' una specia di emulazione, di sfida, uno butta la palla all'altro che a sua volta la rimanda; si possono cosi' raggiungere le vette più elevate, come in questo caso. Seduti tutti e due al centro della scena, immagine ancora più forte perché quasi statici, offrono un grande momento di teatro.
Il Mufti
Atto IV – L'apoteosi. Le scene con il falso gran turco e la « consacrazione » di Jourdain a Mamamouchi sono un vero capolavoro, con i dialoghi in falso turco e le mimiche. Si muor dal ridere. Il ritmo si accelera per poi esplodere in una valanga di colori, di musica, di danze per celebrare la nobilitazione del Borghese in Mamamouchi, titolo da quattro soldi. E poi, l'entrata di Mufti, Carlo è grandioso, nella sua cappa grigia drappeggiata, sostenuta da alcune note dell'aria di Dark Vador: anche qui, che coraggio! Bisognava osare , l'hanno fatto ed é stata un'idea brillante. Impersonifica un personaggio da disegno animato, mezzo Topolino mezzo gnomo, non si sa. Grande. « Giourdina », questa parola modulata da Pistarino, non riesco più a leggerla senza sorridere e sentire ancora nelle orecchie la sua voce. S'impegna a fondo in questa scena dove ha il ruolo principale e puo' cosi' mostrare tutto il suo talento comico. E sa occupare lo spazio, senza paura. E' perfetto, la sua interpretazione é impressionante, di un'originalità incredibile. “ Pistarino in tutta libertà”, questo potrebbe essere il sottotitolo della scena. Una meraviglia.
C'é un aspetto « Indiana Jones and the temple of doom » in questa « orgia » teatrale. E' strabiliante. Ma ancora una volta senza tradire lo spirito di Moliere. Al contrario: all'epoca una farsa orientale era considerata una vera stranezza, bisognava quindi trovare un corrispettivo odierno e, indifferenti come siamo oggi all'esotismo, bisognava trovare qualcosa degno di un film d'azione. In teatro, una vera prodezza di attori, luci, colori e scenografia.

Faccio del mio meglio (Concorezzo – febbraio 2007)
Carlo è autore ma anche attore, per il nostro piacere:
Il Sommelier
Un duetto che fa pensare ad un altro. Vederle tutti e due seduti su queste due sedie al centro della scena mi ha immediatamente ricordato un altro spettacolo: il maestro di filosofia e Jourdain nel Borghese Gentiluomo ben sicuro. Il regista era lo stesso, ciò si sentiva. Era un momento forte dell’opera, e là ancora, questo passaggio andava essere molto ricco. Devo riconoscerlo che avrò gradito rivedere al meno due o tre volte questa sketch perché ho dovuto perdere battute, ridevo troppo. L'impassibilità del personaggio di Carlo per tentare di spiegare l'arte del vino ed i suoi accessori è sempre unica. E con questo francese molto speciale, che ha certamente la musica del francese ma non sempre le parole, è superbe. Ho dovuto ridere più degli italiani di ciò perché questo plagia della mia lingua è grandiose. Potevo distinguere quando diceva vere parole in francese e quando inventava, allora era molto forte. Ha saputo percepire e ritradurre il lato un poco fatuo del francese pomposo ed ampolloso di cui scherziamo anche noi. È grande. Tutto il ridicolo del personaggio è di pretendersi un sommelier francese, con un nome italiano al gioco di parole esilarante, che deve secondo me cambiare ogni sera storia di sorprendere il suo partner secondo la sua abitudine. Tanti accessori per semplicemente bere vino, mentre l'essenziale, cioè il cavatappi, è dimenticato! L'idea è superba. prorprio grande. Panariello svolge il ruolo del pagliaccio bianco che, sebbene incolto in oenologie, sappia più cosa che il cosi detto professionista. Questo divario permanente dà molta forza alla scena. È ancora una volta una parte di ping pong splendido di cui non mi stanco.
