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Impressioni
Il 9 novembre 2007: Lasciavo le quinte per venire a prendere il mio posto nella sala. Un regalo reale offerto da Carlo Pistarino, una poltrona in platea, ideale!! La sala era ancora vuota, c’eranno solo le maschere che discutevano in attesa del pubblico che non ci metterava molto a fare la sua entrata. Avevo ancora negli orecchi la voce di Carlo con cui avevo parlato nel suo camerino (cf Un camerino per due), e mi affrettavo di notare le mie prime impressioni sul mio piccolo taccuino di viaggio. Ancora impregnato dall'atmosfera delle quinte (cf Nelle quinte del Teatro Smeraldo), diventavo ora una spettatrice che andava a riscoprire lo spettacolo Faccio del mio meglio. Osservavo il sipario e mi rivedevo una mezz'ora prima sul palco! Sorridevo dolcemente ripensando al luogo. Questo mondo segreto nascosto da questo parato pesante mi aveva appena consegnato i suoi segreti e gradivo ormai con delizia il parallelo che potevo fare. Ero passato dall’altro lato un momento, avevo scoperto il verso della scena, la mia visione poteva soltanto essere diversa ormai.
All'apertura di questo famoso sipario, frontiera tra il pubblico e l'artista, la scena diventava immediatamente questo luogo irreale con la semplice magia delle luci. Giorgio Panariello era appena entrato, e riscoprivo con piacere il suo spettacolo molto divertente. Notavo le modifiche apportate rispetto allo spettacolo che avevo visto in febbraio, e le battute che avevo ascoltato alcuni momenti prima nel camerino di Carlo, mentre quest'ultimo rifinava ancora a puntino alcuni scherzi. Quando ha fatto al suo turno la sua entrata, ho dimenticato Pistarino e subito presa dalla recita del suo personaggio è il sommelier che ho visto apparire. Il suo duetto con Panariello mi aveva lasciato una ricordo forte, e con felicità potevo godermi di nuovo di questa scena pittoresca, scoppiando a ridere. Lo aveva raffinato, e notavo il lavoro che aveva fatto sulla sua dizione e la sua voce. Questo sguardo impassibile e la sua aria incredibilmente seria contrastavano con le sue esplosioni vocali, e ripensavo a quello che mi avesse spiegato poco tempo prima, questo contrasto che creava l'effetto comico. Il risultato era perfetto!
Andavo a rivedere questo stesso spettacolo l’indomani, ma la mia visione sarebbe diversa ed ancora più arricchente. Un secondo regalo da parte di Carlo, essere dietro le quinte durante lo spettacolo, il mio più bello sogno. Un posto d'osservazione splendida, dietro Pierluigi Montebelli, la persona che si occupava del gobbo, a tre metri appena degli attori che stavano recitando, e con una vista perfetta sull'altro lato delle quinte dove si trovava Carlo. Quest'ultimo mi aveva proposto di restare al suo lato, ma desiderosa di osservare senza disturbare, avevo preferito prendere questo posto e così non rischiare di perturbare in questo spazio stretto. Attraversavo dunque un'ultima volta la scena, quasi sulla punta dei piedi, come se i miei passi di profana non dovessero lasciare tracce su questo luogo sacro.
Lo spettacolo andava nuovamente cominciare. Seduta sulla mia sedia, tra i pannelli di tessuti neri che separano le varie parti delle quinte, potevo ascoltare le voci del pubblico dietro il sipario. Stassera, ero dall’altro lato, ed guardavo incantata i preparativi, sentivo crescere poco a poco questa elettricità nell'aria che andava a dare vita a queste quinte addormentate. La macchina era in marcia, ogni membro del gruppo prendeva il suo posto, ripeteva gesti quasi automatici, una meccanica perfettamente lubrificata che osservavo appassionata funzionare. Non so troppo perché, un tipo di fifa mi ha invaso mentre le luci si abbassavano e che poco a poco le quinte si immergevano nel buio. Il centro della luce era il palco, il bersaglio. Un frenesia sembrava invadere l'aria e trascendere tutto il gruppo. Sentivo la tensione dell'imminenza dell'inizio dello spettacolo, quasi spaventosa e terribilmente attraente allo stesso tempo. Il gobbo era acceso, si alza il sipario, trattenevo il fiatto.
È un secondo spettacolo che ho potuto scoprire. Osservare recitare gli attori dietro le quinte è diverso, ovviamente perché l'asse non è lo stesso, ma non soltanto. È possibile allora osservare l'entrata, l'uscita dell'attore, in breve vederlo realmente esercitare il suo lavoro. la percezione è più fine quanto al suo modo di interpretare, si arriva allora a studiare meglio il meccanismo, percepire il lavoro, l'applicazione, l'energia che dà l'artista su scena. È molto forte.
E quindi andavo a scoprire ancora altra cosa: il lavoro di Carlo dietro le quinte. Perché quest'ultimo non si accontenta di aspettare tranquillamente il suo turno, oh no! Lavora. Mi aveva mostrato la vigilia l'elenco dei sketchs nel loro ordine di passaggio. Su queste pagine, ogni sera durante lo spettacolo “prendeva i tempi” di ciascuno di loro per segnalare a Giorgio Panariello se dovesse rallentare o accelerare il ritmo per rispettare il timing. Sul ciglio della scena Carlo non si ferma un attimo di osservare l'attore, risponde alle sue scherzate con atteggiamenti, gesticolando, dà la tonicità, in breve continua ad essere un partner nascosto dietro le quinte. Era impressionante. Lo vedevo fare il pagliaccio, ed anche ad un momento salutarmi dell'altro lato. Un'energia incredibile, era proprio nel suo elemento. Era splendido.
Carlo fa anche la voce di uno spettatore apostrofando il personaggio di Renato Zero imitato da Giorgio Panariello nel corso di uno sketch. Per questa momento, cambia posto e si porta precisamente dove mi trovavo. Ascoltavo i suoi passi per la scala stretta che conduce nel nostro piccolo spazio. Mi giravo sorridendo. Carlo indovinava senza pena la mia beatitudine e sorrideva anche lui. Venne a collocarsi dietro di me, si preparava per queste parole. Aspettavo con lui questo momento, la gola serrata. Ero tra i due attori che andavano scambiare le loro battute, io esplodevo di felicità! Carlo rimasta un momento ancora accanto a me prima di riprendere il suo posto dell'altro lato della scena. Mi mormorava alcuni commenti all'orecchio, l'autore mi comunicava il suo parere, sono momenti che non dimenticherò mai, i più bei.
Durante lo spettacolo, mi prendevo cura di non ridere troppo forte, ma quando il pubblico esplodeva anche io potevo allora lasciare sfuggire liberamente la mia ridarella. Quando arrivarono gli applausi finali, applaudivo anch’io, conquista. La rappresentazione finita, aspettavo un momento sempre dietro le quinte, non osavo tornare verso i camerini. Occorreva che la magia si attenua poco a poco, che la calma ritorni. Ecco, una rappresentazione era passata, e lo avevo vissuta all’interno. Ero così stordita, “ubriacata”. Il sipario si chiudeva, le luci diventate vive ridavano alle quinte l'aspetto di prima spettacolo. La calma dopo la tempesta. Rivedere Carlo in seguito rivestito dei suoi abiti “civili” mi riportava poco a poco alla realtà. L'artista andava a uscire dal teatro, salutare il suo pubblico, tornare nella vita di ogni giorno. E tuttavia, la cena dopo lo spettacolo doveva essere anche lei una memoria unica. (cf. sul blog Il dopo spettacolo)
Marie-Lise
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